Eurovelo 6, tra Vienna e Budapest

L’esperienza di viaggio che vado a descrivere è stata fatta alla metà del mese di ottobre, visto che i miei impegni lavorativi non mi permettono di fare tali viaggi nei classici mesi in cui la maggior parte dei cicloturisti si muove.

Tuttavia i miei timori riguardo alla meteo si sono rivelati infondati perché, a parte il primo giorno di pioggia, il resto della settimana ho avuto sempre bel tempo e temperature gradevoli; l’unico vero problema, ma questo non dipende dalla stagione, è stato il vento: praticamente è come aver fatto quasi tutto il percorso in salita, visto che i venti dominanti provengono da sud sud est: la mia direzione! Gera coma ndar in barca de boìna!
E come faccio di consueto in barca per il mio lavoro di comandante, anche percorrendo l’Eurovelo 6 tenevo sempre d’occhio l’applicazione Windfinder, che mostra la previsione di intensità e direzione dei venti in tutto il pianeta.
La presenza di tanti parchi eolici incrociati durante il percorso prova il fatto che la regione sia costantemente battuta dai venti che hanno strada libera in queste pianure sterminate dell’europa centrale.
Altra –e ultima- nota dolente; alcuni tratti anche abbastanza lunghi di strade trafficate, direi un 20% sul totale della lunghezza del percorso (circa 350 km).

Passiamo alle note positive; quella più importante è che sono rimasto davvero soddisfatto e avrei continuato a pedalare lungo la ciclovia almeno un’altra settimana ma i programmi erano questi, ma soprattutto la carta visa ricaricabile aveva solo una tacca, l’ultima. a proposito di spese, confermo la media dei precedenti viaggi di circa cento euro al giorno, inclusi i viaggi in treno di trasferimento (Udine – Vienna a/r, e Budapest – Bratislava – Vienna).

Premesso ciò passo a scrivere il diario della settimana che ho trascorso pedalando tra la bassa Austria, le regioni slovacche di Bratislava, Trnava, Nitra, Banská Bystrica, e le province ungheresi di  Győr,  Komárom-Esztergom, e Pest.

Il primo giorno sono arrivato a Vienna nel primo pomeriggio di sabato dopo un comodo viaggio in treno di circa 7 ore.
Le infrastrutture per le biciclette dell’Austria sono di prima categoria, ovviamente avanti anni luce sull’Italia.
In Slovacchia e Ungheria di livello leggermente inferiore, ma sempre un paradiso rispetto al terzo mondo cui siamo abituati.
Dopo aver atteso una mezzoretta sotto la pensilina della Hauptbahnhof, sperando che smettesse di piovere, mi sono attrezzato con stivali e mantella e ho preso a pedalare verso il primo dei tanti ponti sul Danubio che troverò nelle grandi città costruite nelle sue rive (Vienna, Bratislava, Győr,  Komárom, e Budapest). I ponti sul grande fiume sono una delle cose più affascinanti di tutto il viaggio, alcuni dei quali opere ingegneristiche di enorme valore e impatto visivo. Quasi tutti i ponti, specie in Austria e Slovacchia sono dotati di rampe e corsie dedicate alle biciclette.
Alla metà del primo ponte sono sceso nella lunga isola sul danubio di Vienna, la Donauinsiel: un parco verde in cui i viennesi vengono a correre in bici e a piedi. Trascorso qualche kilometro ho lasciato l’isola seguendo i primi cartelli che ho trovato che indicano la ciclovia del danubio. Da dopo il ponte (e ti xe ‘ncora a vienna!) e per tutta la giornata non ho più visto anima viva, in un paesaggio suggestivo di una giornata piovosa, tra i boschi del parco nazionale Donau Auen, nella pianura alluvionale del Lobau.
Faccio una veloce deviazione dall’argine del Danubio per l’unico paesino, Schönau on der danau, prima di quella che sarà la mia destinazione odierna; il borgo è deserto: negozi chiusi, case in cui non si vede nessun movimento. Sta smettendo di piovere, mi riposo e spoglio dagli indumenti da pioggia nel punto di ristoro per biciclette, chiuso, sotto la ciclabile in corrispondenza del paese. Grazie ai miei stivali da barca e al poncio fornitomi dal mio biciclettaio di fiducia: Doctor bike, la cui officina si trova a Udine in via Baldissera.
Dopo 8 chilometri arrivo in quella che dovrebbe essere la mia tappa finale: Orth on der danau. Entro in un caffè per controllare lo smartphone e prenotare una pensione; quindi esco e mi dirigo alla più vicina, telefono al numero scritto sull’insegna e l’uomo mi risponde “keine freien Zimmer”, ok proviamo un’altra: “nein”. Alla fine scopro che tutte le pensioni di Orth (almeno 5) sono piene a causa di una festa della birra locale che si tiene nel weekend. Varda tì che fortuna ciò! Ormai è buio, entro nell’unica pizzeria e chiedo aiuto; il titolare, un turco molto gentile, richiama a sua volta le pensioni e mi conferma che è tutto pieno ma, mi dice, -there is a motel that i know, at twenty minutes by here. -Ok my friend, but i’m by bike!
Non ho alternative, mangio una margherita ringrazio e riparto per altri 25 chilometri, nella buia statale. Avere fanali di qualità in questo caso è fondamentale: il posteriore per essere visti anche di giorno e l’anteriore per casi come questo, strade extraurbane completamente al buio.

La giornata di domenica, dopo una ricca colazione al motel Pirata, percorro i 15 chilometri per arrivare a Bratislava, tra centinaia di ciclisti e la bella città che piano piano si staglia all’orizzonte, a cominciare dai palazzoni del quartiere ovest (Dúbravka), fino all’ufo sul ponte sospeso. Passato il ponte sul grande fiume arrivo nel centro storico (Stare mesto), dove mi rilasso al sole bevendomi una buona birra slovacca (poi scoprirò che questa prima birra è stata un furto: 4,5 euro contro la media di 1,5 per una media a Bratislava).

Poi mi sono perso per il centro e lungo le rive del danubio, tra le tante navi da crociera, gli hotel galleggianti e i lunghi ponti. Città gremita di turisti, in una tiepida domenica autunnale da maniche corte, e tante, ma proprio tante, famiglie in bicicletta.
Per finire in bellezza una cenetta deliziosa, seduto all’aperto su una delle vie in pietra di Stare Mesto.

Da Bratislava, passando sotto i ponti (l’ultimo mi ha confuso parecchio, un nuovo ponte ferroviario non segnato sulla guida e nemmeno su googlemaps) della città il percorso è sugli argini, tutto su ciclabile ben segnalata e dal fondo  perfetto. I ciclisti sono sempre di meno, e in mezzo al nulla si incontrano persone a piedi che non si capisce come siano arrivate lì. Una piccola deviazione in un porticciolo mi permette di vedere una serie di case galleggianti e il metodo di costruzione, tramite dei grandi cilindri in acciaio che fungono da galleggianti, che gli operai stanno saldando e assemblando. Mi fermo per il pranzo nell’unico chiosco aperto dove mi gusto una birra e un paio di frittelle. Dopo circa 40 km arrivo in un paesino ungherese di cui ti sfido a pronunciare o a ricordare il nome: Mosonmagyaróvár.
È carino e decido di fermarmi per la notte. cena a base di gulash e vino ungherese, uno spettacolo.

L’ungherese è una lingua differente da tutte ed è per me incomprensibile. Mentre lo slovacco è una lingua slava molto simile al croato (che un po’ capisco), non sono riuscito a capire né identificare alcun termine ungherese.
In entrambi i paesi la seconda lingua è il tedesco, che un po’ tutti conoscono, mentre i giovani parlano anche l’inglese.

Le ciclabili in Ungheria sono decisamente di qualità inferiore, il fondo è fastidioso e la manutenzione è zero. In alcune città la rete delle ciclabili è estesa a tutte le strade e i percorsi per le bici sono sempre segnalati, mentre in altre la situazione è abbastanza scarsa. Per farsi un’idea si pensi alla media delle città italiane in fatto di ciclabili, cioè una situazione abbastanza penosa.
La tappa di oggi mi porta a Győr, una grande città dove è un gusto pedalare, con infrastrutture ciclabili che sembra di essere a Copenhagen. Il centro storico è abbastanza esteso e tutto pedonale. Trovo una grande camera con bagno proprio in pieno centro a un prezzo ridicolo.

È mercoledì mattina. Da Vienna, dove son partito sabato pomeriggio, ho percorso 130 kilometri; tolta domenica, che  ho voluto riposare e godermi Bratislava, sono due giorni e mezzo: speravo meglio. Il problema principale è il vento, che continua a venirmi contro e mi fa faticare parecchio (e parlare male); ancora de boìna… La media di 50 kilometri al giorno credo potrebbe essere di almeno 80 se non ci fosse questo maledetto vento da sudest.
La bici che mi ha accompagnato è una citybike Iride, saldata e assemblata nella storica azienda di Teglio Veneto, mezzo che ho da tanti anni e mi ha accompagnato in tante avventure. Anche questa volta si è rivelata un’ottima bici, ma ho deciso di cambiare il manubrio attuale con uno da corsa, perché se stai tante ore in sella senti la necessità di cambiare posizione, ma soprattutto puoi buttarti in avanti quando hai il vento contro.

La tappa di oggi mi vede partire da Győr passando per la zona industriale, poi passare sopra l’autostrada e prendere una stradina collinare che offre scorci suggestivi, e un bosco il cui terreno è totalmente ricoperto da piante di prezzemolo! Poi ci si immette in una strada trafficata, che consiglio di evitare, mettendo la bici su un treno saltando a piè pari anche Komàron e Komarno (la prima nel lato sud, ungherese, del danubio. l’altra a nord, in Slovacchia), da evitare. due città brutte e trafficate. In compenso la sera mi consolo con la mangiata più bella di tutto il viaggio nel pub in cui ho preso la camera per la notte: pollo fritto su salsa di cipolle.

Giovedì, altra tappa su statale: decido di prendere il treno fino a Esztergom. Mi fermo nella prima stazione che trovo e aspetto. Il traffico è incredibile in entrambe le direzioni; oltre ai regionali, come quello che aspetto io, passano in continuazione treni veloci tipo eurostar, intercity, ma soprattutto merci. Tra uno e l’altro non passano 5 minuti, talvolta anche meno. Il servizio ferroviario in Ungheria è eccezionale ed extraeconomico; ha calcolato che i prezzi sono circa un quinto rispetto a Trenitalia e OBB, con un servizio di prima categoria, sia per la qualità e la frequenza dei convogli, che per puntualità e capillarità del servizio.
Il mio treno non va proprio dove credevo, e dopo un quarto d’ora vira a sud e punta direttamente su Budapest, dove arriva in tre quarti d’ora. Poco male, farò la tappa odierna domani, nel senso opposto, così magari il vento mi spinge (e così sarà). Arrivo a Budapest dopo pranzo e devo dire che è la più bella delle tre capitali, almeno per me. Si rimane affascinati dai suoi ponti, dal parlamento, i bastioni dei pescatori, il mercato coperto. La nota dolente: città caotica, automobilisti sull’aggressivo andante, specie i tassisti, e alcune strade mi sono sembrate abbastanza pericolose.
Passo il pomeriggio di giovedì e la mattinata di venerdì a pedalare per la città, tra Pest (dove ho dormito) e Buda, poi rimetto armi e bagagli su un treno diretto a Verőce, un paesino situato su un’ansa del Danubio, 50 km a nord dalla capitale. Ricomincio a pedalare in uno dei tratti più belli di tutto il percorso con il cielo che minaccia pioggia. Arrivato al traghetto che mi avrebbe portato nella città di Esztergom e Štúrovo, poste ai due lati del fiume, trovo un cartello: “il servizio estivo è terminato il 17 ottobre!”. Oggi è il 21! Niente traghetto! Devo decidere se fare la variante di 25 chilometri per arrivare a Štúrovo o se salire di nuovo in carrozza. Ormai sono le 17 e stasera voglio essere a Bratislava, per cui salgo sull’intercity slovacco che con 18 euro porta me e la mia Iride azzurra a Bratislava, in poco meno di due ore.
La slovacchia ha 5 milioni di abitanti (come il Veneto, ma in un territorio 4 volte più esteso): correre in treno in queste pianure sterminate, ove non si vede traccia di anima viva per ore, è qualcosa di surreale.

A Bratislava ho soggiornato nello stesso ostello di domenica scorsa, per la prima volta scegliendo un dormitorio misto anziché una camera privata. Ho voluto provare anche questa esperienza.
La mattina di sabato altro giretto nella capitale slovacca e alle 10 ho preso il treno che in tre quarti d’ora mi ha portato alla stazione centrale di Vienna, dove mi sono fatto un giro nel corso pedonale (Reisingergasse) gremito di arabi. È una zona della città in cui ci sono solo arabi, coi loro mercati, i loro ristoranti e negozi. Mi sono concesso un pranzo in un pub irlandese dopo aver cercato un bel po’. Non è facile trovare una trattoria a Vienna. 
Mi sono rilassato un po’ troppo, complici le birre, e sono salito al volo sul treno per Villaco, dove sono arrivato in serata, e dove ho preso l’ultimo convoglio, diretto in friuli.

Fine dei giochi.

È stato il mio primo viaggio in bici così lungo ma devo dire che nell’attrezzatura e nel bagaglio ho sbagliato davvero poco, a parte il tipo di manubrio.
Il mio bagaglio: le due borse laterali Ortlieb, agganciate al portapacchi posteriore, una borsa da manubrio, il triangolo con gli attrezzi, e una borsa “volante”, in cui mettevo il giubbetto e la borsa del cibo, che riponevo tra le due ortlieb. Peso della bici con il suo carico: 30 kg (pesata in una bilancia pubblica a monete con gli arabi mi guardavano stralunati).

La guida che ho utilizzato è “Ciclovia del Danubio 2, in bicicletta da vienna a Budapest”, Ediciclo. Autrici: Francesca Cosi e Alessandra Repossi, che spiegano bene il percorso, suddiviso in 8 tappe.

Marino Coltro, ottobre 2022
marinocoltro@yahoo.it