Affrontato il problema degli interrimenti causati dai fiumi, dal 1300 l’attenzione per la profondità necessaria al transito delle navi maggiori si è rivolta agli insabbiamenti alle bocche di porto.

La bocca più importante, quella di Venezia, presentava profondità che si andavano via via riducendo a causa dell’insabbiamento generalizzato della Laguna nord causato dalla Piave e dalle correnti costiere marine.
La sua ampia larghezza limitava la velocità del flusso in uscita, accentuando il fenomeno in quanto la corrente lenta trasportava materiali una limitata quantità di materiali in sospensione. Dalla figura 2 si può notare la bocca di “Tre porti” con Sant’Erasmo (Sanrasmo) che si affaccia sul mare.
Nei due secoli successivi si deviò su Malamocco l’ingesso delle navi maggiori, e arrivo in bacino tramite i canali Rocchetta, Malamocco e Orfano opportunamente scavati.
Ma fu solo con la caduta della Serenissima che il problema fu affrontato, in quanto fondali di 5 metri non erano più sufficienti, nel 1800, al transito delle moderne e grandi navi a vapore, senza dover aspettare l’alta marea o dover alleggerire il carico per poter transitare da o verso la laguna.  
I moli di Malamocco furono i primi ad essere costruiti nel 1813 su decisione della “commissione Prony”, istituita dal governo francese appositamente per risolvere i problemi idraulici relativi alla navigazione.
Il molo N fu progettato lungo fino alla batimetrica dei 8/9 metri, con i presupposto di determinare l’esatta lunghezza con il progredire dei lavori, per valutarne l’impatto finale sulle correnti e sulla protezione dagli insabbiamenti, piegato leggermente a S nella punta esterna, per protezione dalla bora. Il risultato fu un fondale della bocca di porto garantito a 5 metri, mentre con  la costruzione della diga S iniziata nel 1853 il canale si andò ulteriormente scavando (9 metri), dando pienamente ragione alle previsioni della Commissione.
A lavori ultimati le lunghezze delle dighe di Malamocco sono: la N 2122  metri, quella sud con un tratto iniziale di 424 metri convergente verso  la diga N e un ulteriore tratto di 532 parallela ad essa (in totale 956 m.); distanza tra i moli 475 m.

Fig. 1 – La bocca di Malamocco oggi

Visti i buoni risultati conseguiti a Malamocco, il governo italiano che aveva annesso il Veneto qualche anno prima, decise di intervenire sull’ingresso dal mare di Venezia:  le dighe alla bocca di Lido furono incominciate nel 1882 e terminate nel 1892; lunga 3600 metri quella N e 3300 la diga S; distanza tra i moli 550 m.  Anche in questo caso le profondità del canale si attestano sui 9 metri, con qualche problema nel lato mare a causa di una barra di sabbia mista ad argilla che le correnti di flusso e deflusso non riescono ad erodere e che sarà necessario dragare, non senza  difficoltà, 20 anni dopo il termine dei moli (1912).

 Per ultima Chioggia, i cui lavori per la costruzione delle dighe incominciarono nel 1910 e terminarono, dopo alterne vicende (a causa della I guerra mondiale), nel  1934, determinando anche in questo caso un naturale scavo del canale dovuto alle correnti di marea fino a 7 metri, profondità soddisfacente per le esigenze della navigazione dell’epoca.  

Fig. 3 – bocca di porto di Chioggia

La realizzazione dei moli alle bocche di porto, se ha portato al ripristino della navigabilità lagunare e al suo potenziamento, aprendo l’accesso in laguna alle navi moderne, ha innescato importanti processi morfologici, che non sono stati in alcun modo considerati o previsti nel momento dell’esecuzione delle opere, né osservati e analizzati con la dovuta attenzione negli anni successivi.


 

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