Disprezzato da molti velisti “puri” (la maggior parte dei quali non ne ha mai provato uno), il catamarano è una barca con origini antiche.


La sua forma cambia completamente le proporzioni e le leggi fisiche a cui risponde un monoscafo.
Le caratteristiche tra le due tipologie variano molto:
resistenza, stabilità statica (vedi figura 1) e dinamica, in particolare la resistenza d’onda e la minor superfice bagnata, anche in considerazione dell’assenza di pinna di deriva.
Chi è abituato a navigare su monoscafi troverà il catamarano molto diverso per quanto riguarda il comportamento in navigazione con varie situazioni di vento e onda.
I dati fisici del comportamento di vari tipi di monoscafo (dal veliero in legno a chiglia lunga ad un moderno 12 metri in fibre sintetiche) sono accomunati da valori fisici con scostamenti compresi in un range limitato, al di fuori del quale si trovano invece i valori delle caratteristiche statiche e dinamiche del pluriscafo.
Movimenti come il rollio, il beccheggio e forze idrodinamiche come la deriva e lo scarroccio agiscono in modo diverso nei due tipi di scafo.

Fig. 1

Le caratteristiche che determinano queste differenze sono, come già accennato:
–> Stabilità statica.
Come visto nella figura 1 le curve del momento raddrizzante dei monoscafi hanno un andamento sinusoidale, la loro tendenza a sbandare aumenta in maniera proporzionale, e la curva si avvicina ad una retta, caratteristica questa degli scafi con stabilità di peso.
Nel catamarano invece la curva aumenta esponenzialmente per poi scendere velocemente; in pratica è necessaria una grande forza per iniziare a farlo sbandare. Possiamo dire che la posizione naturale dei catamarani è stare con entrambi gli scafi che toccano l’acqua, e quando uno dei due si solleva la stabilità diminuisce rapidamente. Questo non deve far pensare che questo tipo di barche si rovescia facilmente in quanto, essendo privo di deriva, all’aumentare della forza sulle vele il catamarano tenderà a scarrocciare scivolando lateralmente. I moderni catamarani da crociera sono progettati per poter tenere tutta la tela fino a 70 nodi di vento.
La conclusione è che i multiscafi sbandano pochissimo. Questo determina il vantaggio di una navigazione confortevole anche con venti tesi ma si paga il prezzo dello scarroccio, in quanto il monoscafo sbanda proprio per la forza idrodinamica che si viene a formare nell’opera viva e nella pinna, grazie alla quale viene contrastato lo spostamento laterale.
Un buon monoscafo riesce a fare, con vento medio, circa 40° di VMG, e difficilmente un catamarano arriva a farne 60°. Teniamo però presente che la maggior velocità del multiscafo riduce virtualmente questa differenza.

–> Rollio e Beccheggio. La maggior velocità sull’acqua dei multiscafi rispetto ai mono comporta notevoli vantaggi in fatto di stabilità, infatti proprio la loro minor resistenza d’attrito e di pressione facilita il passagio sull’onda, evitando il beccheggio e la spanciata, stabilizzando in questo modo anche il movimento trasversale (rollio), aiutato anche dalla stabilità di forma.
Ed è proprio la minor resistenza di scafo (attrito, pressione, vortice e onda) che consente maggiori velocità al catamarano.
A titolo di esempio possiamo quantificare, per esperienza, la media della distanza in 24 ore di un monoscafo in circa 130 miglia e quella percorsa da un cat di pari lunghezza in 160. Questo significa che nella rotta tra Venezia e Genova (circa 1100 miglia) il primo impiega teoricamente 8,5 giorni e il secondo 6,9. Anche nell’ottica della sicurezza, nel caso in cui le condizioni meteo siano in peggioramento è meglio arrivare a destinazione qualche giorno prima.

–> La differenza di forma e peso dello scafo. Nella barca da diporto a monocarena, sia a vela che motore, il rapporto lunghezza:larghezza è in media di 3:1; nel catamarano diventa di 2:1, per cui la superficie (ponte e pozzetto/i) diventa, a parità di lunghezza, moltiplicata di 1,5. Per fare un esempio si può dire che un catamarano di dieci metri ha lo stesso “spazio” di un mono 15 metri.
Da tenere inoltre presente che il dislocamento medio per un catamarano da crociera di 40 piedi è 10 tonnellate mentre, per il discorso fatto prima, se confrontiamo il peso di un monoscafo da 60 piedi (40X1,5) è di almeno 20 tonnellate. Differenza dovuta soprattutto alla presenza della zavorra nei monoscafi (la pinna pesa dal 30 al 50% del totale). Questo fattore permette anche di avere meno superficie velica e quindi una barca più maneggevole ed equipaggio ridotto.
La larghezza e relativa stabilità al rollio è un grandissimo vantaggio negli ancoraggi, dove i multiscafi sono praticamente fermi rispetto ai monocarena, i quali soffrono molto il rollio se l’ancoraggio dovesse permettere l’onda di risacca, con il caso limite in cui la barca si intraversi all’onda, in cui spesso è necessario salpare e scappare.

Il termine catamarano deriva dalla parola in lingua Tamil kattu-maram கட்டுமரம்: kattu “legare” + maram “albero”, in quanto trae origine dalle imbarcazioni utilizzate dalle popolazioni del Paravas, un’aristocratica comunità di pescatori posta nel litorale sud di Tamil (India), fin dal V secolo a.C.
In Europa la conoscenza di questo tipo di imbarcazione trae origine della canoa polinesiana o canoa a bilanciere diffusa, da millenni, nelle popolazioni insulari poste tra l’oceano Indiano e l’Oceano Pacifico.

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