Dopo cinque anni che vi vi qui ti rendi conto di come i veneziani si distinguano dal resto del mondo: unici, come la loro città.
Parlano la loro lingua, vecchi e bambini: quasi nessuno parla italiano.
Capiscono subito se possono fidarsi di te, la prima volta che ti vedono; anche se non ti conoscono ti fanno credito e ti prestano i loro costosi utensili da lavoro (questo succede anche a Chioggia, ma non a Burano).
La pazienza infinita che hanno con i turisti sempre in mezzo ai piedi, e la cordialità nello spiegare loro come arrivare a San Marco è pari solo alla loro passione del parlar male dell’ACTV.
E, nella tradizione della Serenissima, che vede tutti i popoli benvenuti a Venezia, vedrai tutti i tratti somatici del pianeta, dai  mongoli ai bengalesi, agli africani, parlare in veneziano (ghe sboro).
Chiunque, dopo cinque anni in città, parlerà in vèneto, sparlerà dell’ACTV, avrà una pazienza smisurata con i turisti e ti presterà i suoi utensili, ma solo se si fida!

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